Kakete-Biki

Uno dei tanti elementi che differenziano il karate antico di Okinawa (Tode-Jutsu) dal karate moderno giapponese (Karate-do) sono i metodi di allenamento. Considerando il fatto che nel karate antico non esiste combattimento a lunga distanza, come avviene nel karate moderno e sportivo, ma solo combattimento a distanza ravvicinata, anche i metodi di allenamento e gli attrezzi utilizzati sono stati sviluppati in funzione di questa esigenza. Ovviamente il makiwara ha sempre la sua importanza, ma molto più importante è il kakete-biki (o kakiya), una versione semplificata dell'uomo di legno, attrezzo introdotto dai cinesi che si stabilirono intorno al 1600 nelle isole RyuKyu e che fu poi riadattato dagli okinawensi. Perché è così importante? Perché consente di allenare combinazioni multiple in cui non ci siano soltanto percosse ma anche una presa e una leva, sviluppando il ritmo, la coordinazione, e gli automatismi in velocità. Ci sono diversi modelli e c'è in genere una certa libertà nel personalizzare la struttura, ma il modello più diffuso si basa semplicemente su un corpo di legno su cui è montato un braccio basculante con un contrappeso che serve a fornire una certa resistenza alle prese, alle parate schiaccianti (osae uke) o a quelle avvolgenti (kake uke e saguri te). Il braccio è tornito e imita nelle proporzioni un avambraccio umano col pugno chiuso. Nella parte alta del corpo può essere montato un makiwara per i colpi di pugno, mentre la parte bassa dell'attrezzo può essere imbottita con paglia o canne per allenare i calci corti. Qui  potete vedere il disegno di un kakete-biki classico e una sua realizzazione moderna, dove il sacco che fa da contrappeso è sostituito da elastici.

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